Il futuro della ricerca: i giovani

Il futuro della ricerca: i giovani

*Intervista al prof. Francesco Pagano, presidente del VIMM
testo alternativo Il Prof. Francesco Pagano, urologo di fama internazionale, è stato primario della Divisione Urologica dell’Azienda Ospedaliera di Padova, professore ordinario di Urologia all’Università degli Studi di Padova ed è uno dei creatori e attuale Presidente del VIMM.

Prof. Pagano, cosa l’ha spinta a impegnarsi in questa “avventura” nell’ambito della ricerca e a dare origine al VIMM?

testo alternativoAlla fine del secolo scorso, a partire dagli anni ‘80, la ricerca in biologia e medicina è radicalmente cambiata, si è passati dalla ricerca tradizionale alla ricerca su base molecolare che ha fatto nascere una nuova via di sviluppo rapida all’applicazione clinica, la ricerca traslazionale. Chi faceva attività clinica, aveva capito che per restare alla frontiera più avanzata della clinica era necessario integrarla con i nuovi sviluppi della ricerca. In virtù di questo i clinici più avveduti hanno capito che era giunto il momento di orientarsi sempre più verso la ricerca di base che poteva essere integrata con la clinica.
Avendo avuto la fortuna di essere in un grande centro universitario come Padova, con la presenza di ricercatori di primissimo livello, non è stato diffi cile instaurare i rapporti di collaborazione che hanno fatto nascere l’idea che per fare ricerca innovativa fosse necessario creare un polo ex novo all’altezza dei tempi. Così è nato il VIMM.

Fin dall’inizio il VIMM ha puntato molto sui giovani e sul merito, perché?

Era necessario fare ricerca su criteri di impostazione completamente nuovi, all’altezza dei tempi, perciò sotto la guida dei ricercatori senior era assolutamente indispensabile arruolare giovani ricercatori. Sentivamo l’esigenza di creare una nuova mentalità, per una nuova generazione di ricercatori adeguata ai tempi e alle nuove modalità di ricerca. Era indispensabile non soltanto frenare l’emorragia di giovani ricercatori costretti ad andare all’estero per fare la propria ricerca ma anche cercare di invertire il senso e cercare di far rientrare in Italia gente di valore, creando i presupposti per fare un’attività di ricerca adeguata a quella che avevano lasciato nei centri stranieri da cui provenivano. Naturalmente per riuscire ad attirare questi giovani era necessario far trovare loro un ambiente con una strumentazione e delle attrezzature quantomeno all’altezza di quelle che avrebbero lasciato.

A distanza di 10 anni si può dire di aver ottenuto dei risultati soddisfacenti in questo senso?

Certamente, quando siamo partiti eravamo più consapevoli delle difficoltà che incontravamo che dei risultati che avremmo potuto ottenere. Ma in poco tempo il centro di ricerca è cresciuto moltissimo, basti pensare che oggi abbiamo 150 ricercatori con un’età media tra i 30 e i 40 anni molti dei quali rientrati dall’estero. I nostri ricercatori sono riusciti ad avviare delle ricerche di alto livello attirando fondi sia dagli Stati Uniti sia dalla Comunità Europea.
Bisogna dire che la ricerca che si svolge al VIMM si basa sulla meritocrazia, e questo comporta una valutazione obiettiva dei programmi di ricerca. Per garantire la qualità dei progetti è stato costituito un Comitato Scientifico Internazionale che include, tra gli altri, 3 premi Nobel che ogni 2 anni visita il centro, intervista tutti i ricercatori ed esprime un giudizio su ogni singolo programma di ricerca.

Come vede la ricerca oggi in Italia?

Dalla nostra esperienza abbiamo percepito che basta molto poco per cercare di interessare i giovani alla ricerca e far nascere una generazione di giovani ricercatori. Il vero problema nel nostro Paese è la mancanza di sensibilità e attenzione verso la ricerca sia da parte di chi ci governa sia da parte dell’opinione pubblica. E’ necessaria una presa di coscienza comune del fatto che senza ricerca un paese non ha avvenire: credo che questo rappresenti uno dei passaggi fondamentali affi nché la ricerca di questo Paese possa raggiungere i livelli dei paesi più avanzati.

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