Spegnere le cellule impazzite

Spegnere le cellule impazzite

Francesco Piazza e i suoi ricercatori
in lotta contro i tumori del sangue

testo alternativoSono patologie che spesso costringono le persone colpite a cambiare abitudini e qualità della propria vita. “Nemici” che minano l’organismo e, a volte, il morale dei pazienti. Il gruppo di lavoro coordinato da Francesco Piazza studia le malattie del sangue, con la speranza di “spegnere” cellule che, ammalate, non rispondono al loro normale ciclo di vita, per dare protocolli terapeutici sempre più efficaci ai pazienti colpiti dalle neoplasie del sangue.

Com’è nata l’idea di combattere una battaglia così importante?

Piazza ricorda l’origine del suo gruppo. “Il gruppo è nato, all’inizio, come parte di quello più ampio di ricerca con a capo il professor Gianpietro Semenzato – spiega il ricercatore – successivamente, dal 2012, come squadra autonoma”.
testo alternativoDa anni quindi Piazza e i suoi collaboratori lavorano costantemente per raggiungere l’obiettivo che si erano prefissati. “Ci occupiamo di studiare le cause che portano alla trasformazione e alla crescita tumorale delle cellule del sangue”. In particolare si analizzano mieloma multiplo, i linfomi non Hodgkin e la leucemia mieloide acuta.

E la metodologia? “L’approccio sperimentale che abbiamo adottato prevede, tra le altre cose, l’individuazione di proteine cellulari importanti per supportare la sopravvivenza e proliferazione delle cellule ematiche e la comprensione di come queste proteine agiscano, sottolinea Piazza.

In particolare, abbiamo iniziato ad esaminare alcuni membri di una classe di molecole chiamate protein chinasi e i loro effetti su vie di trasmissione di segnali di crescita nelle cellule del sangue, sia normali, utilizzando modelli sperimentali genetici e biochimici, sia tumorali”.
Molecole che normalmente servono allo sviluppo delle cellule nel sangue, ma che diventano nocive, troppo attive, in alcuni tumori del sangue.

Il gruppo del VIMM ha già raggiunto importanti risultati.

testo alternativo“Abbiamo scoperto come il mieloma multiplo, i linfomi non Hodgkin e la leucemia mieloide acuta, sono tumori “assuefatti” ad alcune di queste protein chinasi, ricorda Piazza.
Allo stesso tempo siamo riusciti a dimostrare, infatti, che queste chinasi aiutano moltissimo il tumore a crescere e a resistere alle terapie, sia quelle convenzionali sia quelle di nuova generazione. Tuttavia, mettendo a punto in laboratorio nuove stategie farmacologiche o genetiche che inibiscono queste protein chinasi, abbiamo dimostrato che è possibile arrestare la moltiplicazione e aumentare la responsività a farmaci antitumorali del mieloma, dei linfomi non Hodgkin e delle leucemie acute”. Non solo: “Abbiamo anche generato – continua Piazza – modelli genetici in cui possiamo studiare cosa succede alle cellule del sangue quando rimuoviamo una di queste protein chinasi. Questi modelli sono insostituibili per capirne il ruolo nella normale fisiologia”.

testo alternativoStudi finanziati da enti internazionali e nazionali, e pubblicati su riviste scientifiche di alto livello. Risultati che danno nuove energie per continuare a proseguire sulla strada della ricerca. “Ci prefiggiamo di contribuire – conclude Piazza – da una parte, alla descrizione di nuovi meccanismi dello sviluppo delle cellule ematiche normali e, dall’altra parte, alla individuazione di molecole che promuovono la crescita non controllata e la capacità di resistere a vari stress delle cellule di mieloma, linfoma e leucemia acuta ma la cui attività si possa “spegnere” a scopo terapeutico”.

Ecco quindi la speranza del gruppo: ottenere risultati concreti che possano servire a chi viene colpito da tumori del sangue, e alle future generazioni, di avere una migliore qualità della vita e magari sconfiggere la malattia. “Se avremo successo, è auspicabile che in futuro le nostre ricerche permetteranno di sviluppare per i pazienti affetti da queste neoplasie del sangue dei protocolli terapeutici da cui essi potranno trarre maggiori benefici”

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