Dal VIMM all’India sempre alla ricerca di conoscere

Dal VIMM all’India sempre alla ricerca di conoscere

La testimonianza di Sara Cogliati

Cinque anni della propria vita a fare ricerca al Vimm: gioie, difficoltà, una pubblicazione prestigiosa.
Ora Sara Cogliati è in India, per continuare un’altra ricerca, quella che la curiosità insita nell’essere umano spinge a fare: conoscere il mondo e, allo stesso tempo, aiutare chi ha bisogno. Ecco la sua testimonianza.
testo alternativoSono stata al VIMM per ben 5 anni, durante i quali ho lavorato al mio progetto di dottorato nel laboratorio del Professor Luca Scorrano. Durante questi anni il lavoro è stato intenso ed impegnativo.
Ci sono stati momenti difficili, momenti in cui la stanchezza e lo sconforto hanno preso il sopravvento e altri in cui la gioia e la sorpresa di un buon risultato sono state immense.

Il VIMM è stato, senza dubbio, un ottimo luogo dove ho imparato molto, dove ho respirato un eccellente clima scientifico, dove ho potuto mettermi alla prova e relazionarmi con persone motivate e preparate, dove ho avuto il mio spazio di crescita personale e professionale.
Il frutto di questo intenso periodo è arrivato pochi mesi fa: la pubblicazione dei risultati del progetto su una delle più importanti riviste scientifiche(Cogliati S. et al Cell 155,160-171) che ha riempito di gioia e ripagato di tutte le fatiche l’intero laboratorio e tutte le persone che hanno collaborato con noi.

Ma gli scienziati sono per propria natura curiosi, hanno sempre voglia di sperimentare e sperimentarsi in nuove situazioni. Inoltre hanno una vivida passione per la conoscenza che esprimono non solo “sul bancone” ma anche, e oserei dire soprattutto, in ogni ambito della vita quotidiana. Così anche io, spinta da queste motivazioni, con la scusa di concedermi una vacanza premio per la pubblicazione tanto attesa, sono partita per un’avventura indiana dal sapore “scientifico”: portare delle lezioni di scienze ai ragazzi di una scuola in una zona collinare e tribale nella regione indiana del Maharastra.

testo alternativoQuesta scuola fa parte dell’associazione indiana SAMPARC (www.samparc-india.org). Una ONG che in 10 centri sparsi in varie regioni dell’India si occupa di più di 600 ragazzi e bambini orfani o provenienti da famiglie disagiate.
Qui i ragazzi trovano non solo vitto e alloggio ma anche la cura, l’affetto, la comprensione e la sicurezza che la vita gli aveva negato.

E questo grazie anche agli aiuti provenienti dall’Italia (http://www.ideaonline.it/ideaonline.aspx) che permettono di sostenere a distanza più di 500 bambini. L’associazione SAMPARC, nata più di 20 anni fa dal coraggio e dalle idee di Amit Banerjee è un piccolo-grande miracolo così come la bella storia di questa scuola. Il signor Banerjee, durante una passeggiata tra quelle zone, un giorno di circa 16 anni fa, incontrò una coppia di genitori che stavano tentando di raggiungere un ospedale per curare il loro bambino in fin di vita per una setticemia. Il bambino infatti si era procurato un taglio che era stato curato, secondo una credenza popolare, con urina di vacca. Il bambino morì prima di arrivare all’ospedale, sotto gli occhi di Banerjee che, da quel momento, decise di creare una scuola per evitare che succedesse di nuovo una tragedia simile, dovuta alla mancanza di istruzione.

testo alternativoPer una curiosa coincidenza, proprio lì, ho portato le lezioni di scienza con lo scopo di dimostrare ai bambini quanto sia importante lavarsi le mani per la prevenzione di infezioni e malattie. Per strutturare le lezioni ho studiato le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che considera l’igiene delle mani la prima protezione contro le infezioni. Ho poi studiato alcuni programmi didattici e preparato diapositive e cartelloni con immagini e attività didattiche. Infine ho preparato l’esperimento: delle piastre petri con un terreno specifico per la crescita batterica che i ragazzi avrebbero dovuto toccare prima e dopo essersi lavati le mani per testare proprio la presenza di batteri sulle mani sporche o non correttamente lavate. I ragazzi erano davvero incuriositi e la loro trepidazione era palpabile, proprio come la mia ansia da prestazione: volevo che tutto andasse per il meglio per poter dare loro il messaggio più chiaro e corretto possibile. Dopo due lezioni frontali in classe, è arrivato il giorno dell’esperimento.

I ragazzi hanno preparato le piastre scrivendoci il loro nome e poi con estrema attenzione hanno toccato le piastre prima e dopo essersi accuratamente lavati le mani. I risultati sono stati per me, avvezza alla scienza, prevedibili mentre per i loro occhi, strabilianti! Effettivamente, dopo essersi lavati le mani, la crescita batterica era diminuita di molto, confermando così l’importanza di un semplice gesto.

Questo ha scatenato in loro una valanga di domande molto pertinenti e segno di una capacità di osservazione davvero notevole. Quello che gli avevo proposto era stato percepito molto bene e aveva stimolato la loro curiosità.

Ai ricercatori del VIMM e al mio responsabile di ricerca Prof. Scorrano va il merito fondamentale di aver sostenuto la mia iniziativa dandomi il materiale per le lezioni: poster, fotocopie, piastre petri. Senza il loro aiuto non sarebbe stato possibile per me svolgere il programma didattico e soprattutto far fare l’esperienza pratica di laboratorio ai ragazzi. Per questo, al VIMM e a tutti i gruppi che hanno creduto in questo piccolo progetto, dandomi materiale o solamente seguendomi con affetto, va il mio ringraziamento.

Ma soprattutto va il ringraziamento dei ragazzi, dei loro insegnanti e dell’associazione SAMPARC.

Questa esperienza non è stata solo mia, ma è stata l’esperienza di tutti, realizzata grazie al semplice aiuto di molti. Vorrei inoltre riuscire a trasmettere attraverso le foto quello che ho provato nel vedere i volti dei ragazzi pieni di curiosità, sorpresa e voglia di conoscere. Credetemi, è una delle ricompense migliori.

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